I'm so utterly alienated myself and utterly disgusted to be quite frank that I wonder if I really wanna do anything in the next few years.

[Lester Bangs, 1980 radio interview]

giovedì, giugno 24, 2010

Low battery alert

E' un a sensazione che si fatica a identificare, all'inizio. Ci vogliono anche degli anni per fotografarla nitidamente. Poi all'improvviso diventa chiaro; magari mentre stai guidando un pomeriggio, rientrando a casa dalla miniera di estrazione della merda.

E capisci tutto.

Diventa chiaro cos'era quel fastidio che percepivi. E riesci a descriverlo finalmente: ti senti come gli zombie di Romero che si radunano nel centro commerciale e continuano a fare le cose che facevano da vivi, in un balletto grandguignolesco e troppo grottesco per non fare schifo.
Succede quando sono morte tutte le passioni. Quelle che ti consentono la sospensione - anche solo per qualche attimo - dall'orrore e dal bulldozer quotidiano, quello che ti schiaccia come Wile E. Coyote quando resta soto al rullo dello schiacciasassi e diventa una carta velina.
Succede quando sono morte tutte le passioni e tu ti ricordi che le avevi, ma non riesci più ad afferrarle. Rimangono un sacco di oggetti a ricordartele, e spesso te le ricordano anche le persone; ma il problema è - appunto - che ti ricordano che erano passioni. Perché tu le hai dimenticate, non riescono a ritornare nei radar. E se continui a fare certe cose che hai sempre fatto, sono solo gesti del cazzo. Non sono più passioni.

Ti trovi a entrare nei negozi di dischi e a comprarne, senza poi sentirli e senza sapere perché. Ti trovi a inciampare nelle chitarre sparse per casa, che non suoni mai e non sai perché. Ti trovi a riempire pagine e non sai perché.

Comunque ok. Quando hai perso le passioni sei pronto per morire. Anzi devi morire, forse. E dovrebbe essere più facile.

1 commenti:

  1. Non mi ero ancora imbattuto in un'autentico sostenitore della coerenza suicida prima di incappare nel tuo blog. Notevole. Notevole soprattutto il fatto che tu riesca a sopravvivere alla conoscenza che hai delle persone e del mondo. Io per fortuna a 42 anni sono ancora un cazzone che si impegna a far finta di essere sano,come direbbe il mio mai dimenticato Gaber. E tiro avanti,resuscitando le passioni ogni volta che schiattano e trattenendo i conati di vomito ogni volta che salgono. Del resto,se abbracciassi la tua scelta coerente,non potrei più illudermi di essere qualcosa di più di un semplice agglomerato di cellule in attesa dell'unità coronarica. Perchè il tempo passa e quello che ero a 20 anni lo sono ancora,ma molto,molto sepolto sotto tutta la merda che ho attraversato per arrivare ai 40. Insomma,sono un sopravvissuto. Lo sò,dovrei vergognarmene...

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